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lunedì 26 settembre 2016

Contributi colf e badanti 2016: quando e quanto versare e assunzione, la guida

Posted By: stefano rodinò - 12:07
Contributi Colf e Badanti, quello che c'è da sapere. Attualmente la legge impone a chiunque assuma colf e badanti per prestare servizio presso di loro, che siano regolarmente assicurate al fine di poter loro garantire una pensione futura, gli assegni familiari, la copertura sugli infortuni, l’indennità di malattia e così via, tutti diritti che vengono riconosciuti alle altre tipologie di lavoratori dipendenti.

Modalità di assunzione di colf e badanti


L’assicurazione deve essere fatta presso l’Inps, Ente a cui va denunciata l’assunzione di colf e badanti, anche per via telematica, collegandosi al sito ed inserendo il Pin personale. Eseguita la procedura di assunzione il datore di lavoro riceverà direttamente a domicilio i relativi bollettini di conto corrente, che utilizzerà per procedere al pagamento dei relativi contributi per colf. Nel caso in cui vengano assunte colf e badanti pensionate o straniere, rimane comunque immutato l’obbligo di versare i contributi.

Contributi colf e badanti: quanto e quando versare


Il calcolo dei contributi di colf e badanti dipende dalla loro retribuzione e dal numero di ore lavorative effettuate. E’ indispensabile, però, tenere sempre ben presenti alcuni fattori:
  • Lo stipendio orario della collaboratrice viene calcolato tenendo conto anche della tredicesima; 
  • Alla retribuzione di badanti e colf su cui sono determinati i contributi da versare, vanno aggiunti anche i valori convenzionali di alcuni benefici (vitto e alloggio); 
  • Il conteggio esatto delle ore lavorative effettuate dalla dipendente in un trimestre, parte dalla domenica iniziale fino all’ultimo sabato del trimestre stesso; 
  • Per i contratti a tempo determinato è previsto un ulteriore versamento pari all’1,40% (finanziamento Aspi). 

Tabelle colf e badanti 2016


E’ possibile consultare le relative tabelle per conoscere gli importi del contributo orario per l’anno in corso, stilate tenendo conto anche della retribuzione senza contributo addizionale per colf e badanti assunte a tempo indeterminato o indeterminato in sostituzione di lavoratori assenti.

Il versamento dei contributi di colf e badanti va effettuato ogni trimestre, secondo il seguente schema:
  • 1° trimestre – dal 1° al 10 aprile 
  • 2° trimestre – dal 1° al 10 luglio 
  • 3° trimestre – dal 1° al 10 ottobre 
  • 4° trimestre – dal 1° al gennaio. 

In caso si ritardi nel versamento dei contributi, viene applicata una sanzione pecuniaria, secondo il tasso vigente alla data di pagamento o di calcolo fino ad un massimo del 40% sull’importo dovuto nel trimestre o sulla cifra residua da pagare. Si ricordi, infine, che nel momento in cui il rapporto di lavoro termina, i contributi devono essere versati entro i dieci giorni successivi alla sua cessazione. Per eventuali dubbi scriveteci nei commenti sottostanti! Iscrivetevi alla newsletter qui a fianco per esser sempre aggiornati!

Quando vado in Pensione? Calcolo pensione INPS 2016 per lavoratori pubblici e autonomi e tabelle

Posted By: stefano rodinò - 12:06
Da tempo molti lavoratori si chiedono "Quando vado in Pensione?" e come faccio a calcolare la mia Pensione Inps? Per aiutarvi a trovare una risposta a questi quesiti abbiamo creato questa guida che si bassa sulle tabelle ufficiali del sito INPS (non sempre facilmente scovabili girando sul sito ufficiale). Inoltre online è possibile trovare diversi calcolatori che inserendo i vostri dati anagrafici e contributivi potranno fare una stima della vostra data di pensionamento, sia che voi siate lavoratori pubblici che privati o autonomi. Ad esempio ne trovate uno ben fatto e molto semplice da utilizzare a questa pagina del sito irpef.info.

Quando vado in pensione? Ecco le tabelle del sito INPS per il calcolo

Il primo caso che prendiamo in esame è quello che riguarda la pensione dei dipendenti pubblici. In questo caso la pensione di vecchiaia per Uomini e donne si può ottenere al raggiungimento dei 66 anni e 3 mesi di età e con almeno 20 anni di contributi versati e donne – nel  2015 con 66 anni e 3 mesi di età (con almeno 20 anni di contributi). Nella tabella seguente ini e donne – nel  2015 con 66 anni e 3 mesi di età (con almeno 20 anni di contributi). La tabella qui affianco può esser ingrandita semplicemente cliccandoci sopra, e di l'età di uscita per la pensione di vecchiaia dei dipendenti pubblici. Per la tabella completa clicca qui per andare sul sito INPS

Per quanto riguarda invece la pensione anticipata per dipendenti pubblici, ecco quando potete andare in pensione secondo il calcolo Inps e le nuove regole dettate dalla riforma Fornero durante il Governo Monti. Per le donne l'accesso nel 2015 avviene con 42 anni e 6 mesi di contributi, mentre per Uomini e donne assunti dal 1/1/1996 in possesso di anzianità contributiva minima di 20 anni e importo minimo  pari  2,8 volte l’assegno sociale nel 2015 l'accesso è con con 63 anni e 7 mesi di età. La tabella completa la trovate qui ed è scaricabile in Pdf, e prosegue oltre la nostra sottostante, che si ferma al 2035.
clicca per ingrandire

Calcolo Pensione INPS per automi, quando si va in pensione?

Oltre ai dipendenti pubblici, vediamo ora le tabelle INPS che riguardano i lavoratori autonomi che vogliono sapere quando potranno accedere alla pensione di vecchiaia e anticipata. Per le donne si va nel 2015 con 64 anni e 9 mesi di età, mentre per gli uomini l'uscita è a 66 anni e 3 mesi di età. In entrambi i casi sono cessari un minimo di 20 anni di contributi versati. La tabella completa fino al 2050 è sul sito INPS qui. La nostra tabella a destra si può ingrandire come tutte le altre cliccandoci sopra. Sul sito si legge anche che "I requisiti anagrafici saranno comunque adeguati sulla base dell’aumento della speranza di vita anche successivamente al 2050. In ogni caso i requisiti effettivi risulteranno determinati in corrispondenza di ogni adeguamento sulla base dell’aumento della speranza di vita accertato a consuntivo dall’Istat".

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Per quanto riguarda invece la Pensione anticipata per i lavoratori e le lavoratrici autonome il calcolo Insp è diverso. Per sapere quando andare in pensione potete fare riferimento all'ultima tabella dell'articolo che troverete qui sotto. Per le donne sono necessari 41 anni e 10 mesi di contributi, per gli uomini uno in più, in attesa che si possa sbloccare il problema dei lavoratori precoci che da tempo tiene banco in aula e in commissione lavoro alla camera. L'aspettativa di vita ha aumentato ancora di 4 mesi i requisiti (prima erano 42 e 6 mesi), ma ma speranza è che nella legge di stabilità 2016-2017 arrivi una misura che permetta di andare con 41 anni di contributi...

Se l'articolo vi è stato utile e avete scoperto quando andare in pensione, potete ringraziarci semplicemente lasciando un mi piace o un +1 sui nostri social e se volete restare sempre aggiornati potete anche cliccare sulla nostra pagina facebook e mettere un mi piace! Vi aspettiamo numerosi, non mancate!
Clicca l'immagine per Ingrandire

Fondo Pensione Poste: la guida a Poste Vita, conviene questa pensione integrativa?

Posted By: stefano rodinò - 12:03
Anche Poste Italiane, come tanti altri altri operatori specializzati in prodotti di previdenza integrativa, hanno studiato a fondo il modo di venire incontro alle sempre crescenti esigenze comuni a migliaia di italiani, legate alla costruzione di una pensione complementare. E' ormai innegabile, infatti, che in futuro delle pensioni Inps tenderanno ad abbassarsi, proiezione che fa sentire sempre più forte il bisogno di garantirsi un reddito più stabile quando si smetterà di lavorare.

Fondo Pensione Poste: come funziona il prodotto Previdenza Valore di Poste Vita


Posta Previdenza Valore è un piano individuale pensionistico che prevede la sottoscrizione di un contratto assicurativo sulla vita ed a premi ricorrenti. L'aderente è libero di versare, oltre la quota mensile o annuale decisa alla sottoscrizione, anche il proprio Tfr, costruendosi una rendita mensile che si rivaluta di anno in anno. La pensione integrativa PostaPrevidenza Valore garantisce da contratto il mantenimento del capitale versato ed una remunerazione pari al 1,50% annuo. Arrivato il momento di andare in pensione, il sottoscrittore potrà richiedere l'erogazione della pensione integrativa complementare, sempre che sussista il requisito di versamenti in un fondo pensione per almeno 5 anni.
La rendita, invece, dipenderà dai versamenti effettuati, dal montante, dalla rivalutazione e da specifici coefficienti che tengono conto dell'età del soggetto e dell'aspettativa di vita.

Quali sono i costi previsti da PostaPrevidenza Valore


Premesso che il costo medio annuo del Fondo Pensione di Poste Italiane dipende dagli importi versati e dal tipo di rendimento, per cui non è possibile definire a priori l'esatto indicatore sintetico di costo, altre spese previste riguardano riguardano:
  • 2,50% su ogni versamento effettuato (eccetto il Tfr) – su versamenti aggiuntivi derivanti da scadenza o riscatto polizze sottoscritte con Poste Vita;
  • 1% annuo dal rendimento della gestione separata
  • altre tasse ed imposte eventuali.

Leggi anche: Fondo Pensione Poste - Fondo pensione Unicredit - Fondo Integrativo BBC

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi del prodotto Previdenza Valore di Poste vita?


Fondo previdenza Poste vita
Il primo vantaggio del prodotto di previdenza integrativa di Poste Vita è senza dubbio legato ai benefici fiscali, infatti, potendo dedurre fino a 5164,57 euro, si risparmia fino ad un massimo del 43% del premio versato in base al proprio reddito annuo. Inoltre il piano dei versamenti è molto flessibile, infatti il cliente è libero di variare l'importo degli stessi, di sospendere i pagamenti e poi riattivarli e di effettuare versamenti aggiuntivi. Altro vantaggio consiste nella garanzia dei premi netti versati. Ma di contro è giusto sottolineare anche qualche svantaggio che PostaPrevidenza Valore presenta, ossia, la possibilità di richiedere il denaro accumulato anticipatamente solo al verificarsi di determinate condizioni. In definitiva si tratta di un prodotto che consente di investire con relativa tranquillità e di mettere da parte un pò di risparmi, senza però sperare in un rendimento importante.


Il Fondo Pesnione Poste è riservato ai correnti BancoPosta ed ai possessori di Libretto Postale, ma chiunque necessiti di ulteriori informazioni può rivolgersi agli uffici postali presenti sul territorio italiano oppure visitare il sito ufficiale. Se avete ancora dubbi o domande, potete anche rivolgervi  a noi o tramite la nostra pagina facebook, oppure scrivendoci nei commenti sottostanti per avere un parere! Vi risponderemo appena possibile, non esitate! E non dimenticatevi, iscrivetevi alla newsletter qui a fianco per esser sempre aggiornati se vi è piaciuto il nostro articolo!

Calcolo Pensione di reversibilità al coniuge o figli: a chi spetta?

Posted By: stefano rodinò - 12:03
Sono davvero moltissime le polemiche in merito a quanto è stato previsto dal disegno di legge delega pensato per contrastare la povertà emergente. Tale disegno di legge delega è stato presentato dal Consiglio dei Ministri a gennaio, e prevedeva la possibilità di erogare la pensione di reversibilità non sulla base del reddito IRPEF ma tenendo conto dell’ISEE.

Ma a che cosa di fa riferimento quando si parla di pensione di reversibilità? La pensione di reversibilità è un trattamento riservato esclusivamente a coloro che sono sopravvissuti al pensionato o al lavoratore deceduto. Ad ero gare la pensione di reversibilità è l’INPS. Al momento, però, è legata al reddito IRPEF. Siete curiosi di saperne di più e di scoprire qualche dettaglio utile in merito all'erogazione della pensione di reversibilità al coniuge o ai figli? Continuate a leggere.

Pensione di reversibilità a coniuge o figli: a chi spetta e come è possibile usufruirne

Visitando il portale dell’INPS si ha la possibilità di scoprire come è regolamentata la pensione di reversibilità. Ma a chi spetta? Vediamo di fare chiarezza. La pensione di reversibilità spetta al coniuge, anche se separato o divorziato, purché sia titolare di un assegno di mantenimento; ai figli, se alla data del decesso del genitore non hanno ancora raggiunto la maggiore età, se si tratta di studenti o universitari con età tra i 18 e i 26 anni, ancora a carico alla data del decesso del parente, e infine se sono inabili; ai nipoti minori, anche se non formalmente affidati, qualora siano a carico degli ascendenti (quindi nonno o nonna) alla data della rispettiva morte; in assenza di altre figure, spetta poi a fratelli celibi e inabili e a sorelle nubili e inabili, a carico della persona defunta, ovviamente se non già titolari di una pensione. 

Calcolo Pensione di Reversibilità: come fare

Calcolare la pensione di reversibilità è davvero un gioco da ragazzi. Il calcolo, infatti, viene effettuato tenendo conto dell’assegno che veniva percepito. La legge impone importi variabili che vengono stabiliti dipendentemente dalla situazione familiare. Ad esempio: viene corrisposto il 60% della pensione solo se c’è il coniuge, il 70% al figlio, l'80% al coniuge e un figlio oppure due figli senza coniuge, il 100% al coniuge con più di tre figli, il 15% per gli altri familiari. Per aiutarvi e semplificare il tutto, noi di tuttopensioni vi mettiamo a disposizione questo calcolatore per sapere quanto sarà la vostra pensione di reversibilità:






Quando viene erogata la pensione di reversibilità: coniugi, figli e parenti hanno diritto alla pensione fino a quando?

La pensione di reversibilità viene erogata dal primo giorno del mese consecutivo al decesso del lavoratore o del pensionato e non è legata in alcun modo alla presentazione della domanda. L’erogazione non è perpetua. Il diritto alla pensione termina quando il coniuge si risposa, quando l soggetto non è più inabile, quando i figli interrompono gli studi figli universitari terminano o interrompono gli studi o compiono il ventiseiesimo anno di età o i fratelli celibi e le sorelle nubili si sposano.

Come anticipato, nel caso in cui la legge dovesse cambiare, il trattamento sarebbe legato all’ISEE grazie al quale è possibile prendere in analisi la posizione economica dei pensionati. In buona sostanza, l'assegno non sarebbe più considerato un diritto inalienabile e dipenderebbe dal reddito. In queso modo, gli eredi potrebbero dover fare i conti con ulteriori tagli. Insomma, a questo punto è decisamente molto più chiaro il funzionamento della pensione di reversibilità. Nell'articolo, infatti, abbiamo specificato chiaramente chi sono i beneficiari della pensione di reversibilità, come è possibile accedervi, per quanto tempo è possibile percepirla e, soprattutto, quali sono i criteri di esclusione. Una cosa è certa: la pensione di reversibilità consente ai superstiti di poter vivere dignitosamente nel caso in cui un proprio caro dovesse morire a patto che fosse proprio quest'ultimo ad occuparsi del sostentamento.

Se avete ancora dubbi contattateci tramite la nostra pagina facebook, ultime pensioni!

Pensione Anticipata 2015

Riforma Pensioni 2015

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